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Complessivamente riteniamo questo Piano un buon punto di partenza, ed è per questo che non abbiamo votato contro ma ci siamo astenuti dal voto. Ma i fondi sono ancora troppo pochi: quello che stanzia Regione Lombardia per la cultura è poco più di 2 euro a cittadino lombardo… molto molto di meno di quello che stanziano i singoli Comuni, solo Bergamo prima del 2023 e dell’anno della “capitale” stanziava più di 100 euro a cittadino.
Quello che ci appare debole inoltre è la capacità di sostenere in modo strutturale ed efficace le piccole realtà culturali del territorio, che spesso vivono di autofinanziamento e faticano a trovare spazi fisici per fare anche solo le prove e le riunioni.
I bandi regionali sono adatti a grandi eventi o a grandi realtà culturali che hanno più liquidità di cassa e una struttura amministrativa alle spalle per seguirli. Su questo serve un cambio di passo, un sistema di regole nuovo. Perché non prevedere, ad esempio, accanto ai bandi un fondo regionale da erogare agli ambiti e alle province, i quali, in una logica di sussidiarietà e magari tenendo anche conto dello storico delle allocazioni, potrebbero destinare somme anche contenute ma tutt’altro che insignificanti a queste realtà, che oggi devono tirare avanti praticamente da sole, con l’unico sostegno di poche migliaia di euro da parte dei Comuni?
Io mi auguro davvero che nel bilancio che andremo ad approvare a breve ci siano risorse significative a differenza di quanto ipotizzato nello schema di bilancio approvato dalla giunta e sottoposto alle commissioni, altrimenti il vero rischio è che questo piano rimanga lettera morta. Non bastano le buone intenzioni, servono i fatti, cioè i fondi.
L’auspicio è che nel corso della legislatura si stanzino adeguati finanziamenti per dare concretezza a quanto previsto, investendo nella cultura e facendo sì che tutto quanto sarà oggi approvato non rimanga solo sulla carta.
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