Ancora una volta la maggioranza di Regione Lombardia sceglie di non affrontare le gravi criticità…
La società invecchia, i bisogni aumentano e il sistema attuale di welfare non sarà in grado, così com’è, di reggere ai numeri in costante crescita.
Oggi, nel corso della conferenza regionale organizzata dal Gruppo consiliare del PD a Milano dal titolo ‘L’Italia che si prende cura’, ho coordinato il panel dedicato a “Non autosufficienza e fragilità, le riforme (ancora) da attuare” che ha affrontato nello specifico i temi legati ai servizi per gli anziani, dall’invecchiamento attivo, alla domiciliarità e alle RSA, facendo il punto sull’attuazione della legge delega 33/2023 e della recente sperimentazione per la certificazione unica per la disabilità.
I numeri parlano e ci dicono che dobbiamo fare in fretta a ripensare e riformare il sistema di welfare per gli anziani. Da una parte, infatti, abbiamo la proiezione demografica che prevede che nel 2050 ci saranno in Italia poco meno di 8 milioni di over 80 e già nel 2030 ben 5 milioni di non autosufficienti. Dall’altra, il grande tema delle risorse economiche: per gli anziani non autosufficienti, in media, si spendono in Italia meno di 300 euro/anno contro una media UE che è poco meno di 600 euro, ovvero il doppio! È evidente che il sistema così com’è non può stare in piedi.
In Italia, infatti, ci sono oltre 3 milioni di anziani non autosufficienti, 1 milione e 200 mila le persone colpite da demenza, di cui 600 mila affette da Alzheimer; nella nostra Regione si stimano oltre 190.000 pazienti con demenza, cui si aggiungono circa 160.000 persone con decadimento cognitivo lieve. Oltre il 70% delle persone non autosufficienti non riceve alcun supporto pubblico in termini di servizi; il 6% circa è ricoverato in RSA, poco meno dell’1% è in strutture semiresidenziali, il 21% circa riceve un servizio di assistenza domiciliare (ma con una media di meno di 20 ore/anno erogate); infine si registrano circa 1milione di anziani che sono assistiti da badanti, mentre la parte restante (e quindi ben il 45% circa del totale) è priva di qualsiasi tipo di assistenza professionale con il conseguente carico familiare, che nella stragrande maggioranza dei casi coinvolge le donne.
La sfida dunque è quella di ripensare e riformare servizi e politiche, riservando il tradizionale modello di assistenza ai casi più gravi e valorizzando per tutti gli altri la prevenzione e il mantenimento della salute e dell’autonomia il più a lungo possibile attraverso soluzioni e servizi integrati, diffusi e di prossimità.
Per arrivare a questo obiettivo, che non è solo sanitario ma anche sociale occorre un intervento complessivo e strutturale che punta a rinnovare il sistema lombardo, lavorando molto sui territori anche attraverso la valorizzazione del ruolo del geriatra all’interno delle comunità e riformando alcuni aspetti attinenti alle RSA che non possono più essere rimandati, primo tra tutti riprendere in mano la programmazione (ferma dal 2009) relativa ad accreditamenti e contrattualizzazione posti letto sia Alzheimer che non.
Ed è proprio sul capitolo RSA che nella seduta di martedì 3 marzo il PD presenterà una mozione a mia prima firma per proporre alla Giunta un intervento complessivo e strutturale che punti a rinnovare il sistema, rispondendo all’aumento della fragilità, alla sostenibilità economica e alla necessità di integrare i servizi territoriali.
Le RSA lombarde hanno un tasso di saturazione del 98%, con difficoltà di accesso e liste d’attesa lunghe; gli ospiti sono sempre più fragili: la maggioranza ha più di 85 anni, con alta comorbidità e forte compromissione cognitiva, con costi crescenti per famiglie e gestori, con rette aumentate del 16,4% in 4 anni; i contributi regionali non sono adeguati ai livelli di assistenza richiesti e in più gli enti sono in difficoltà per la forte carenza di personale (infermieri, OSS, ASA) che peggiorerà con i pensionamenti nei prossimi anni e i costi dei farmaci. Martedì chiederemo all’Aula di lavorare insieme per avviare una riforma organica delle circa 700 RSA lombarde, per garantire qualità delle cure, sostenibilità economica, equità nell’accesso, supporto a famiglie, operatori e gestori e valorizzazione del settore non profit. Le soluzioni ci sono e noi abbiamo messo nero su bianco i 10 punti prioritari, ora serve la volontà politica di lavorare insieme per trovare le risposte migliori ai bisogni dei cittadini, con una proposta economica sostenibile, prevedendo 200 milioni di euro nel triennio 2026-2028, ovvero lo 0,2% all’anno (65 milioni di euro) del bilancio di Regione Lombardia.
Nella mozione, 10 proposte operative:
1. Riequilibrio tra sanitario e sociale
aumento progressivo del 5% annuo della tariffa sanitaria alle RSA per il triennio 2026–2028 con contenimento delle rette a carico delle famiglie
2. Aumento dei posti letto convenzionati
+5% posti letto a contratto nelle RSA e +10% nei nuclei Alzheimer entro il 2028
3. Regole chiare su oneri e rette per ospiti Alzheimer
linee guida regionali per definire quando lo Stato deve coprire totalmente la degenza e meccanismi di ristoro economico alle RSA in caso di esonero dal pagamento per le famiglie
4. Aggiornamento degli standard assistenziali e strutturali
revisione dei minutaggi assistenziali (oggi insufficienti rispetto alla complessità clinica);
adeguamento dei requisiti strutturali coerenti con le caratteristiche dell’utenza attuale e futura
5. Valorizzazione del personale
finanziamenti regionali per formazione permanente e nuovi profili professionali.
6. Evoluzione verso RSA “multiservizi”
RSA integrate con Case di Comunità e servizi domiciliari, presa in carico di filiera e continuità assistenziale
7. Rimborso dei farmaci
riconoscere il rimborso dei farmaci inclusi nei piani terapeutici anche per gli ospiti in RSA, come avviene a domicilio
8. Centri di Valutazione e Prenotazione (CVP)
sportelli pubblici unici per valutazione e orientamento, coordinati con ATS/ASST/Distretti e PUA delle Case di Comunità, COT ed Enti gestori
9. Valorizzazione del non profit
criteri premianti negli accreditamenti/contrattualizzazioni per gli enti senza scopo di lucro
10. Rifinanziamento del FRISL
ripristino del Fondo per adeguare le infrastrutture sociosanitarie

