Al termine della votazione odierna, avvenuta nel sesto giorno di seduta, che ha visto le…
Tutelare i lavoratori e le loro competenze nell’era dell’intelligenza artificiale. È questo l’obiettivo della proposta di legge a mia prima firma presentata qualche giorno fa dal gruppo regionale del Pd in Lombardia, che punta a prevenire le ricadute occupazionali dell’innovazione tecnologica attraverso la formazione continua, l’aggiornamento delle competenze e, quando necessario, la riqualificazione professionale.
Le conseguenze dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nei sistemi e nei processi produttivi possono essere rilevanti: da un lato la riduzione della manodopera, dall’altro il rischio che le competenze dei lavoratori diventino obsolete. Senza percorsi adeguati di formazione, molte persone rischiano di essere progressivamente escluse da un mercato del lavoro in profonda trasformazione. Per questo crediamo che la Regione debba svolgere un ruolo attivo, anticipando i cambiamenti e mettendo a disposizione strumenti concreti per accompagnare lavoratrici e lavoratori.
Il gruppo del Pd aveva già presentato, all’inizio della legislatura, un progetto di legge sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di promuoverne un utilizzo affidabile e sicuro in Lombardia, a partire dalla Regione e dalle sue partecipate. Quella proposta non è ancora stata calendarizzata. Con questo nuovo progetto di legge vogliamo focalizzare l’attenzione su una trasformazione che sta già interessando notevolmente il mondo del lavoro, per poter intervenire in tempo e non quando i problemi ormai sono difficilmente risolvibili.
La proposta prevede innanzitutto percorsi di formazione per consentire ai lavoratori di acquisire le competenze necessarie a utilizzare, supervisionare e controllare i sistemi di intelligenza artificiale, oltre a svolgere attività complementari difficilmente sostituibili dalla tecnologia. Quando l’aggiornamento non risulta sufficiente, sono previsti percorsi di riqualificazione finalizzati alla ricollocazione in altri settori produttivi. Gli interventi potranno essere attivati anche in via preventiva, con una particolare attenzione ai lavoratori delle micro, piccole e medie imprese e a quelli maggiormente esposti al rischio di obsolescenza professionale.
Chiediamo inoltre una programmazione chiara, attraverso un Piano triennale che individui i settori più esposti, stimi il numero dei lavoratori coinvolti e definisca gli interventi formativi necessari. È previsto anche un Tavolo permanente con imprese, sindacati, università ed enti di formazione, per mettere in rete competenze ed esperienze. La proposta stanzia 3 milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028.
“Non possiamo permetterci di subire l’innovazione, ma dobbiamo accompagnarla con politiche che valorizzino le persone, tutelando il lavoro e offrendo nuove opportunità professionali” conclude Casati.

