Tutelare i lavoratori e le loro competenze nell’era dell’intelligenza artificiale. È questo l’obiettivo della proposta…
Un sistema regionale dell’orientamento più strutturato, accessibile e omogeneo, capace di accompagnare i giovani nelle scelte formative e professionali, contrastare la dispersione scolastica e rispondere ai cambiamenti del mercato del lavoro. È l’obiettivo del progetto di legge che abbiamo depositato nei giorni scorsi, di cui sono firmatario insieme al collega Gigi Ponti, per disciplinare i servizi integrati per l’orientamento formativo e professionale in Lombardia. La proposta era già stata presentata e discussa lo scorso giugno, nel corso del convegno dal titolo “Per il diritto all’orientamento. Una riforma per rafforzare il collegamento tra formazione e occupazione”, alla presenza dell’assessora regionale all’Istruzione, formazione e lavoro Simona Tironi e di diversi esponenti del mondo della formazione e lavoro.
Viviamo una fase di continua transizione, ambientale e digitale, in cui il mondo del lavoro cambia rapidamente. Per questo è necessario rafforzare le buone pratiche già presenti in alcune province e metterle a sistema, garantendo servizi omogenei in tutta la Lombardia. Con questa proposta vogliamo dare piena attuazione al diritto all’orientamento, intervenendo sulla legge regionale 19 del 2007 e facendo dell’orientamento un pilastro del welfare regionale. Un orientamento più efficace significa anche un più efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro, favorendo un inserimento professionale più consapevole e qualificato.
Vogliamo inoltre sostenere gli enti di formazione accreditati affinché possano garantire attività di orientamento strutturate e continuative e non iniziative sporadiche. La proposta prevede infatti un accompagnamento personalizzato degli studenti, con un progetto formativo individuale, il bilancio delle competenze in ingresso e in uscita e figure dedicate al tutoraggio.
Il progetto di legge rafforza anche il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti, attraverso reti territoriali integrate e un Comitato interistituzionale regionale per l’orientamento permanente, chiamato a monitorare i dati, individuare i bisogni dei territori e contribuire alla programmazione delle politiche regionali.
I percorsi formativi devono essere coerenti con le aspirazioni delle persone e, al tempo stesso, con le competenze richieste dal sistema produttivo – proseguono i consiglieri -. Per questo occorre mettere in relazione istituzioni, scuole, centri di formazione professionale, imprese, università, ITS ed enti locali, superando la frammentazione degli interventi. L’orientamento, inoltre, non può esaurirsi nel passaggio dalla scuola media alle superiori: deve accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita, anche quando cambiano le competenze richieste o si affrontano nuove transizioni professionali. Serve un vero salto culturale.
La forza di questa proposta sta proprio nella capacità di tenere insieme dimensione sociale, educativa e occupazionale: da un lato, l’orientamento è uno strumento di libertà, inclusione e crescita personale; dall’altro, contribuisce a rafforzare la qualità della formazione professionale, il dialogo con le imprese e la valorizzazione delle filiere formative. È questa l’idea di welfare di comunità che vogliamo promuovere: un sistema che accompagni le persone in una società che cambia rapidamente, senza perdere di vista le loro aspirazioni e opportunità.
Contrastare la dispersione scolastica, prevenire l’esclusione e migliorare il raccordo tra formazione e lavoro significa investire sul futuro delle persone e sulla competitività della Lombardia. A questo link il testo presentato e l’iter istituzionale del progetto di legge.

