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Abbiamo presentato alcuni emendamenti nell’ambito della legge di revisione normativa ordinamentale 2026, chiedendo di inserire all’interno delle attività storiche, il commercio al dettaglio su aree pubbliche e le attività di somministrazione di alimenti e bevande svolte in tali contesti, comprese quelle insistenti sul demanio lacuale e su aree private nella disponibilità dei comuni, oltre a criteri più flessibili per evitare che attività come le edicole siano automaticamente escluse dal riconoscimento regionale di “attività storiche e di tradizione” a causa del cambio di insegna o di denominazione commerciale.
Oggi il voto contrario della maggioranza ai nostri emendamenti è stata un’occasione persa per estendere l’importante riconoscimento delle attività storiche anche ai singoli banchi di commercio ambulante ed edicole costrette a cambiare denominazione, come ad esempio i chioschi. Un vero peccato perché riconoscere e valorizzare la storicità delle attività commerciali significa premiare lavoro e sacrifici, spesso di intere famiglie, e sostenere quelle realtà che resistono nel tempo e rendono più viva la nostra comunità. Era l’occasione giusta per superare quelle rigidità che impediscono di valorizzare chi mantiene viva la rete del commercio di prossimità, ma la maggioranza non l’ha colta.
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