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Oggi abbiamo presentato a palazzo Pirelli la nostra proposta di legge “Disciplina per i servizi integrati per l’orientamento formativo e professionale di Regione Lombardia” (qui una sintesi del testo). Obiettivo del progetto, di cui sono primo firmatario insieme al collega Gigi Ponti, è introdurre in Regione una disciplina unitaria e strutturata dei servizi integrati per l’orientamento formativo e professionale, dando piena attuazione ai principi della legge regionale del 6 agosto 2007, n. 19, e rafforzandone la capacità operativa nei confronti dei giovani e, più in generale, delle persone lungo tutto l’arco della vita.

Siamo in perenne transizione (oggi ambientale e digitale), i lavori cambiano velocemente e quindi è necessario rafforzare tutta una serie di buone pratiche che   sono già diffuse in alcune province, ma devono ora essere messe a sistema in tutta la Lombardia in modo omogeneo. Questa proposta di legge vuole modificare la legge regionale 19 del 2007 e  istituire, di fatto, il diritto d’orientamento facendone un pilastro del welfare della nostra regione, il che porterebbe come conseguenza nel medio periodo un migliore incontro della domanda e dell’offerta di lavoro. Un miglior orientamento vuol dire anche un miglior inserimento lavorativo. Con la nostra proposta di legge vogliamo introdurre delle risorse a sostegno degli enti di formazione accreditati per prevedere delle ore specifiche strutturate e non sporadiche a spot, sull’orientamento dei ragazzi, un completo bilancio di competenze di ingresso e di uscita. È previsto un Comitato Interistituzionale che unisce tutti i livelli istituzionali a livello regionale e provinciale per monitorare i dati, per capire i bisogni del territorio ed esprimere pareri, per far sì che i percorsi formativi avviati siano davvero quelli che servono.  Necessaria   una crescita più culturale a livello lombardo. L’orientamento non può essere   fatto solo dalla terza media alla prima superiore; deve essere presente durante tutto l’arco della vita perché i lavori cambiano”.

Si parla di diritto all’orientamento, perché abbiamo sentito il bisogno di intervenire con una proposta che fosse collegata ai diritti delle persone, non solo rispetto alle necessità di natura economica o quelle legate alle attività produttive, che rimangono comunque fondamentali. Ecco perché questa proposta si interfaccia direttamente con un’idea di welfare di comunità, dove il tema della formazione e dell’orientamento insieme trovano la giusta dimensione in una realtà che sta cambiando rapidamente, ma che ha bisogno di rimettere al centro la persona.

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