Il rischio è che le politiche attive finanziate oggi con il programma nazionale Gol (Garanzia…
Settimana scorsa, a seguito dello straordinario doppio trapianto effettuato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, L’Eco di Bergamo negli articoli a commento ha riacceso i riflettori sulla possibile trasformazione del “nostro” ospedale in IRCSS o in ospedale di 3^ livello oltre che la potenzialità dell’aprire la prima facoltà di medicina nella nostra provincia.
Già ad inizio 2026 ero intervenuto pubblicamente sul tema, evidenziando punti di forza, criticità, opportunità e limiti.
A distanza di 5 mesi non se ne è più parlato (almeno nelle sedi istituzionali regionali) e visto che Regione Lombardia deve assumere un ruolo di regia fondamentale per entrambe le questioni, ho riscritto questa lettera dove chiedo appunto a Regione e a chi ha un ruolo esecutivo nella giunta sul tema, di attivarsi promuovendo degli incontri specifici, di approfondimento, coinvolgendo le parti tecniche e quelle politiche. Perché mancano meno di due anni a fine legislatura e ora è arrivato il momento di decidere in quale direzione si vuole andare.
Qui (e di seguito il versione testuale) trovate il mio ultimo intervento.
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Egregio Direttore Alberto Ceresoli,
all’inizio di quest’anno un Suo editoriale che evidenziava l’importanza dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII e la necessità di ripensare al suo status per via dell’alta specializzazione che lo caratterizza da sempre. Tale eccellenza, di cui noi bergamaschi siamo – legittimamente – orgogliosi, ha trovato ulteriore ed ennesima conferma e proprio negli ultimi giorni, con l’esecuzione del doppio trapianto cardiaco in simultanea che ha restituito una seconda vita a due pazienti.
Con il mio intervento pubblicato lo scorso 22 gennaio ho sostenuto convintamente la proposta di trasformare l’ASST Papa Giovanni XXIII in un IRCCS (sarebbe il 21 esimo in Lombardia e il settimo pubblico); si tratta a mio avviso di una sfida che deve essere affrontata, e mi dispiace constatare che alla serie di dichiarazioni d’entusiasmo non sia seguita l’apertura in sede regionale di un confronto sul tema, che coinvolgesse la struttura tecnica della DG Welfare, la Direzione Strategica di ASST Papa Giovanni XXIII e i rappresentanti politici del territorio, e che avrebbe dovuto a mio parere concretizzarsi in un Tavolo di lavoro e studio per entrare nel merito di questa straordinaria possibilità.
Tavolo che dovrebbe, tra l’altro, confrontarsi anche nel merito della possibilità per il nostro Ospedale Papa Giovanni XXIII di qualificarsi come ospedale di 3° livello, come previsto dal Disegno di Legge delega già approvato dal Consigli dei Ministri per riformare il sistema sanitario per quelle strutture ospedaliere che hanno un bacino di utenza nazionale e sovranazionale e rispettano criteri e standard qualitativi già in possesso del Papa Giovanni XXIII.
L’auspicio è l’Assessore Bertolaso possa intervenire prontamente al fine di promuovere un ragionamento condiviso, con tutte le istituzioni competenti, su questa ipotesi di trasformazione e sulla conseguente presa in carico del territorio, senza slogan e senza eludere alcuni interrogativi fondamentali che già a gennaio avevo richiamato.
È fondamentale infatti entrare nel merito delle questioni perché non basta cambiare lo “status” del nostro ospedale, è necessario ripensare all’intero sistema, con la consapevolezza che dobbiamo perseguire e costruire una rete ospedaliera organizzata per hub e spoke.
Infine, sempre nel Suo editoriale si evidenziava anche la necessità di valutare di aprire a Bergamo la Facoltà di Medicina. E anche a tal proposito seguirono diversi interventi autorevoli evidenziando positività e criticità… Ma poi?
Di recente abbiamo appreso dell’arricchimento dell’offerta didattica di Humanitas University nel Polo di Bergamo con il nuovo corso di laurea triennale in Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia. Ben venga, ovviamente! Un’ottima notizia che però, ancora una volta, evidenza l’urgenza di intavolare ragionamento come “Sistema Bergamo”, sotto la guida del MIUR e di Regione Lombardia che deve esercitare la sua regia di pianificazione, entrando nel merito dei bisogni del territorio e assumendosi la responsabilità di programmare le risposte adeguate.
In caso contrario, verrà meno quella necessaria pianificazione e programmazione (anche economica), ribadisco, è fondamentale esistendo già in Lombardia diverse Facoltà di Medicina, era ed essendo quindi necessario valutare attentamente la sostenibilità di una nuova apertura oppure considerare come “sistema” la possibile creazione di nuove collaborazioni tra Università, con l’apertura di nuovi corsi che affrontino le sfide legate all’innovazione tecnologica, all’intelligenza artificiale, alle malattie neurodegenerative e al ruolo del medico di medicina generale (che a mio avviso dovrebbe essere considerata una specializzazione universitaria, e non come oggi incardinata in un percorso formativo regionale).
Insomma, c’è molto da fare e da discutere. Ora, dopo aver letto su L’Eco di Bergamo diversi autorevoli interventi, è arrivato il momento di incontraci, confrontarci, e decidere.

